La rete ha qualcosa di magico. Connette, contamina, diffonde. Confonde. Questo è un nodo fra tanti, per aggiungere magia a magia.


7.6.09


Quasi ...



Quasi ti costringi, a lasciar segno di nuovo. Il tuo tempo ti pare più denso che mai, e segno di una forza immane poterlo addensare in parola scritta. Incontri di donne, fra donne, declinazioni al femminile plurale. Il segno più forte lo lascia una donna che non incontri, che ti istiga a sovvertire, ad essere donna per trasformare. Sullo sfondo l'universo maschile, fatto di esistenze singole e di potere collettivo, di contrappunti indocili che son quelli, al fondo, dell'anima tua. Di un senso di perdita, e solitudine, che è quello che conta, oggi, di sovvertire.

"Le stesse parole (ad esempio un uomo dice alla moglie "ti amo") possono essere banali e straordinarie, secondo come sono dette. E il modo dipende dalla profondità di un essere umano, dalla quale scaturiscono senza che la volontà sia in grado di fare nulla. E con un accordo meraviglioso esse raggiungono in lui forma ed espressione. Così colui che sente può discernere, se ha potere di discernimento, ciò che è il valore del mondo" (Simone Weil)



19.5.09


Feststellungen



Giornate strane, che trascorrono fra fare indomito e attesa (che trascolora in ansia). E' - solito - con gli occhi dell'altro che riesci a vedere. La normalità del tuo esser schiva, la sostenibile dolcezza dell'esser normale, ordinaria nel senso migliore del termine. Per godere di chi, nella sua eccezionalità, è superbamente normale. Stupisci, t'impaura l'inquieto che traluce alle quinte. E' la scia di Pollicino, che ti va di seguire. Con la forza di tracciare il percorso in solitudine. Sapendo che il vestito che altri ti cuciono addosso è, più di sempre, sbilenco e inadatto. E a spiacerti non è per te, in quest'ora di maturazione.


"E subito riprende / il viaggio / come / dopo un naufragio / un superstite / lupo di mare" (ho solo le parole di Ungaretti, stasera).



14.5.09


Widersprüche und Regelmäßigkeiten



Lo sforzo dell'annotare ti annulla. Hai pianto un amico, esordito stordita nel sole, inseguito notturna volatili assenze. Ascoltato esistenze e scritture, ammirato metafore, tracciato segni quasi che fossero incisioni di graphium nella tabella della vita. Ha il sapore di una fuga costante il tuo incaponirti nell'esserci. Il trovare parole solo sulla lavagna del segno, la tortura della vicinanza a frenarti nel verbo. Scuoti da dosso le nebbie, vai verso la luce. Per quanto male possa fare è l'unica scelta data: plasmare il mondo con la parola. In toni soffusi, ma fermi. "Dammi la forza, rendimi in grado".


"Dire che la donna è mistero non vuol dire che tace ma che il suo linguaggio non è compreso: è presente, ma nascosta sotto fitti veli; esiste al di là di queste incerte apparizioni. Chi è? Un angelo, un demone, un’ispirata, una commediante? Si suppone che le risposte a queste domande siano impossibili a scoprirsi, oppure che nessuna di esse sia adeguata, in quanto una fondamentale ambiguità è insita nell’essere femminile; in cuor suo, la donna è per se stessa indefinibile: una sfinge. La verità è che la donna sarebbe assai imbarazzata se dovesse decidere chi ella è; la domanda non comporta risposta; non perché la verità nascosta sia troppo fluida per lasciarsi afferrare: perché in questo campo non c’è verità. Un esistente è esclusivamente quello che fa; il possibile non va oltre il reale, l’essenza non precede l’esistenza: nella sua pura soggettività l’essere umano non è niente. Lo misuriamo dalle sue azioni." (Simone de Beauvoir, Il secondo sesso)

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11.5.09


Attenzione sospesa



Ascoltarti dentro è a volte ascoltarsi dall'esterno. Certezze bambine che solo un bambino può indurti a vedere. E il sogno di andare per mare, che ti porta e tu porti. E' arrivata la luce, Ecatina è per strada, la finestra assolata l'ha spinta all'esterno. Respira.


"Come può uno scoglio / arginare il mare / anche se non voglio / torno già a volare ..."

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7.5.09


Continuous learning



Dovessi inventare una dimensione diaristica di queste giornate dovrei lavorare a collage. Frammenti di Kierkegaard, qualche rombo di Sant'Agostino, mezze sfere di Choderlos de Laclos, rettangolini di Kant e Baumgarten, brevi squarci di Giovanna e Patrizia (colleghe, che donne!), il tutto su tela di Wassermann. E angeli a contrappunto, presenze angeliche nel cuore e nel contesto, a illuminarti la via e garantirti l'ancoraggio. Sì, pure Swift, direi. Ché la tua piccola Lilliput ora la vedi tutta. E t'allegra, ti dilaga l'anima, e ti inonda di sorriso. Forse oramai Ecatina impara dagli errori (tempus, patientia). E non vive più, non come prima, 'fuori contesto'. Solo una parola, una e una sola, tiene tutto il tuo patchwork: "Grazie".

So di essere spaventosamente ermetica. Vorrei queste pagine segnassero momenti, che non ho cuore di raccontare, e serbassero il ricordo di attimi, per anni a venire. Ché quel che impari, se non te l'appunti, a volte rischia di svanire ...

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2.5.09


Sdoppiamenti e classificazioni



Era in stand-by da un po'. Che emergessi dalle nebbie del sonno con un'idea. Meglio. Intuizione. L'immagine del vaso vuoto ti frullava da un po'. Che vi sia chi si vive le proprie emozioni parlandole è status di oggi. Realizzi il distacco. Quanto spesso sei vaso e quanto invece ricevi/assorbi sentimenti di altri. Tutto è, adesso, trovare la strada. In un reale dove il verbo è tutto, tutto sta nel rinvenire parole. E più vasi che vadano bene per te.

"Persone come noi, come me e xxx, erano oramai del tutto estranee ai problemi posti dalla vita e dalla specie. Esistevamo per noi stessi, in modo superfluo e ozioso, nella bizzarra condizione di individui soprannumerari, negati alle basi sensibili dell'esistenza per eccesso di cerebralità e alle direttrici biologiche dello stare al mondo per eccesso di riflessività culturale" (Antonio Scurati, Il bambino che sognava la fine del mondo).

Il sito dell'artista è questo.



26.4.09


What kind of a space?



A lungo ho considerato questo uno spazio semiprivato. Sinché la vita degli altri non ha preso a irrompervi con insistenza. Lasciar languire la 'stanza tutta per me' era correre il rischio di allontanare le vite che vi apparivano, in frammenti, 'tutte per me'. Era sbiadire un ruolo di ascolto accogliente, sfumare l'ansia di raccontarsi e sentire. La stanza è tornata, pare, tutta per me, remota e silenziosa, vi vibra l'eco dei miei passi sulla tastiera. E in questa cornice soffusa e lattiginosa mi muovo quasi felina, sfiorando incredula pareti e finestre, adorando attonita sian tornate 'tutte per me'. Ché quelle vite, quelle che ho voluto fortemente per me, son rimaste, anche fuori da questo spazio. "Non puoi fermare la vita". Quasi spero che duri.

"Era la storia del bambino partito dal suo villaggio ... alla ricerca dell'Uccello Incantato che da sempre lo chiamava. E l'aveva seguito in mezzo alla foresta, lontano, fin dove diventa magica, fino ai piedi dell'Albero Tutto Solo dove cantava il Grande Uccello Azzurro ... Poi lui era tornato al villaggio, tenendo in mano il sasso dotato di poteri magici donatogli dagli dèi a ricordo del lungo e bel cammino che s'era aperto nell'ignoto per andarlo a trovare." (B.M.).

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23.4.09


Acciacchi dell'anima



Riaffiori dalle nebbie del sogno col broncio da bimba piccola. Sapendo in realtà ch'è sintomo di guarigione. Convalescenze brevi, oramai. Evitassi sinanche le febbri, sarebbe il nirvana. Il risveglio è da voglia di correre. Svaporasse la nebbia, ti vedrebbe armarti di gambe e pazienza e occupare i giardini. On verra.

"Forse è un ricordo atavico delle attese estenuanti dei nostri proavi cacciatori, e riproduce le emozioni vitali dell'inseguimento e dell'agguato".

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22.4.09


Schon wieder da?



Da queste parti non si sa se è questione di 'ritrovar lo spirito', di tornare a respirare un'aria meno viziata (depurata da due anni, sostanziali, di silenzio), di recuperare toni e ritmi andati o svilupparne nuovi. Da queste parti non si sa proprio nulla. Neppure se si tratti di fiammata destinata a farsi nuovamente cenere (come è più che probabile). Si sa solo che questa è un'altra donna, rispetto al 2007. Migliore, peggiore, non può dirsi. Più forte, di sicuro. Si riprende a disegnare un percorso. Sicura che la mano non traccerà in solitudine.

Quando tentavo disperatamente di educare il mio gatto, mi si disse: "dagli, ogni tanto, un buffetto sul muso". Non so se sia bene aver preso a trattare il mio 'dappresso' come Puck (che, masochista sino in fondo, fa le fusa sinanche quando). Eppure. Così è stato oggi, così, forse, è da un po' di tempo. Così è, insomma, se vi pare.

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25.5.08


Sbalordimenti sballottanti



Sapendo di avere già la soluzione. In fondo quasi richiesta, quasi sottoposta. E diffuso stupore, replicarsi di gesti e parole, caffè al volo e lontani rumori. Respiri il sollievo di un sorriso, stordisci in vaghi sapori e percezioni, riaffiorando coscienza al reale. "E magari anche no."

Hai l'impulso e ti blocchi. Sei lì per premere i tasti e non sfiori. In attesa, in ascolto. L'è tutto sbagliato, tutto da rifare ... (per la foto, credits qui).