La rete ha qualcosa di magico. Connette, contamina, diffonde. Confonde. Questo è un nodo fra tanti, per aggiungere magia a magia.
25.5.08
Sbalordimenti sballottanti


Sapendo di avere già la soluzione. In fondo quasi richiesta, quasi sottoposta. E diffuso stupore, replicarsi di gesti e parole, caffè al volo e lontani rumori. Respiri il sollievo di un sorriso, stordisci in vaghi sapori e percezioni, riaffiorando coscienza al reale. "E magari anche no."
Hai l'impulso e ti blocchi. Sei lì per premere i tasti e non sfiori. In attesa, in ascolto. L'è tutto sbagliato, tutto da rifare ... (per la foto, credits qui).
22.5.08
Absens praesens


Del trovare parole. Anche quando dentro e fuori è il caos. Col rimorso dell'assenza, col terrore della presenza. Scrivevi tempo fa che è l' 'esserci', il segreto. Il Caos calmo di Veronesi te ne aveva lasciato identica impressione. Ma la parte di Piero Paladini non la reggi. Per gestirla devi creare, dentro e fuori, il caos dell'assenza. E lo scompiglio del ritorno. Sparigliare, rimescolare, tornare sull'acceleratore. Con lo stupore dell'accoglienza - o del rifiuto.
E' un riproporsi 'in sordina', questo. Senza sapere se avrà continuità, se ve ne sarà volontà, se l'amore sparpagliato possa tornare, reso, in altra forma. Ma non ha senso, non rischiare.
Etichette: Addiction, Araba fenice, Fughe dalla realtà
17.5.08
De reditu

Davvero credevi di chiudere? Davvero pensavi la tua voce non sarebbe tornata a farsi sentire? Realmente sentivi sarebbero rimasti inevasi i pensieri, sconosciute le parole, de-verbalizzati gli accenti? Chi ti leggerà, adesso, a quasi anni luce di distanza? Davvero ti interessa realmente?
Non so se sono tornata. Non c'è template in flash, non c'è Web 2.0. Forse non c'è più (anzi, di sicuro non è più) l'Ecatina di un tempo. Eppure rileggermi, a distanza di mesi, ha risvegliato qualcosa. 'Santo durando', dice un adagio napoletano ... Bentornati.
Etichette: Ricorsività, Ritorni?
12.9.07
[[Digressioni]]


Vi sarete accorti che Ecatina è in silenzio (se di silenzio può mai parlarsi per un blogger logorroico). Che parla con le parole degli altri (ma questo, forse, l'ha sempre fatto, c'è chi afferma che lei 'giudica' e interpreta la vita attraverso i libri - e tanto torto non l'ha). E poi è di nuovo, nei suoi silenzi e solitudini dell'ora, con le mani nel trolley, per cui stavolta, per una sorta di schizofrenia, ha deciso di citare sé stessa (ché in fondo son trascorsi solo due anni): "Il viaggio inizia ben prima di metter piede sul predellino o sulla scaletta. E' nella nostra testa molto innanzi la messa insieme di bagagli e masserizie. Ci si proietta nel luogo, si immagina il tempo (sole, vento, scarpe da indossare per star comodi e girovagare, maglietta individual), volti e voci, occhi e mani, luoghi e tempi degli incontri.". Sorprenderà il lettore, ma è quel che questa donna sta facendo, hic et nunc. Ci si rilegge fra un po' (tanto ci siete abituati).
Postilla prima: Il mio pensiero principale va a lui, che sa perché (come lo sanno gli 'intimi' dei nostri blog, dopo i miei sms di oggi), perché le 'anime affini' (per ironia, ingenuità e pulizia del sentire, 'scorza' accumulata nel navigare) si trovano anche in rete. E perché, molto semplicemente, è nel mio cuore.
Postilla seconda (e questa è per pochi eletti): la gatta non gradisce il burro (e che non vi siano battute su Ultimo tango a Parigi, please), e la 'parola rivelata' (oggi più che mai son preda di questo sospetto) non è universale. Ma l''eletto' cui mi rivolgo è nel mio cuore lo stesso. E magari proprio per questo.
Etichette: Angeli, Scent of silence
9.9.07
Sans mots (10)


Spacchi di vivida luce. Stretta di tenere dita, ed Agrimony ed altri improbabili nomi. La parola non intesa che appiana ancestrali rimorsi. Presenze impossibili che un'ignota malìa t'ha donato, d'improvviso sei pervia alla vita. "La vita consiste di rari momenti unici d'enorme significato - e d'infiniti intervalli, in cui siamo attorniati dal ricordo di quei momenti. L'amore, la primavera, la musica d'incanto, le colline, la luna, il mare - tutto parla una volta sola davvero al cuore, se pure arriva, quella parola, al cuore. Ché molti uomini non godono affatto di quei momenti, e sono essi stessi intervalli e pause, nella sinfonia della vera vita". (libera versione da Friedrich Nietzsche)
Etichette: Incontri, Intervalla insaniae, Personalia
6.9.07
[Dis-sensi]


E' che noi della Vergine siamo sensibili alle iniziative settembrine. Lui generalmente non mi piace, ma ogni tanto ha idee demenzial-geniali. Che si accorra numerosi, allora, al V-day (diffondo oggi perché chissà che sarà, domani).
Ecatina è di umore strano in queste settimane, non fateci soverchio caso. Non dico che passerà, perché, francamente, non lo so.
2.9.07
Sans mots (9)


Una dannazione eterna, il 'ripasso' delle cose appena andate. Un automatismo nella rivoluzione planetaria del momento. Con consapevolezza che aderisce a sapere. L'emozione della vicinanza, l'energia e la forza che l'altro ti dona. La voce che placa, lo sguardo impregnato di senso. E la forza dell'altro che all'istante fai tua. E sai che scegliere non giudicando, per lui, per te, era l'unica strada.
E ovviamente due spunti dalle 'letture'.
a) Da un'intervista a Jean Baudrillard (via Materiali resistenti) estrapolo questo: "Dal mio punto di vista, l'identità non è un valore forte ... Si è detto: ognuno deve differenziarsi, deve avere una propria specificità; e tuttavia questa differenza ridiventa identitaria, vale a dire che ciascuno si identifica con se stesso... si parte da una sorta di diversità, da una contrapposizione di sé a se stessi, da una divisione interna: ma a un dato momento accade che ci si conquista il diritto alla propria individualità. Non è più questione di libertà in atto, bensì dell'idea che ciascuno ha diritto al proprio territorio, al proprio patrimonio, alla propria eredità, al proprio nome. L'alterità è in qualche modo ostracizzata, rifiutata: a questo punto, ciascuno si è creato la propria nicchia, il proprio territorio. Si tratta di un problema filosofico antico, riproposto in epoca moderna e riportato alla luce dalla tecnica. Il soggetto che un tempo era d'ordine ideale, trascendente, è divenuto d'ordine tecnologico: ciascuno oggi si `consola' con gli strumenti elettronici, con i mezzi di comunicazione, con i mezzi d'informazione, creando un universo autarchico. Si passa dall'identità come essenza, all'identità come differenza e poi all'identità come riconoscimento; ma si tratta di una autodefinizione e quindi, in qualche modo, di un'auto-chiusura".
b) E mi viene da pensare a Solaria, il pianeta di Asimov dove ognuno vive in un territorio proprio, distante centinaia di chilometri quadri dall'altro, comunicando solo via video, e organizzando la propria vita attraverso robot. Ah, e non si tratta del ciclo della Fondazione, ma dei mitici Elijah Bailey e R. Daneel Olivaw e di quello dei robot, per la precisione de Il sole nudo. Ché noi storici siam fissati per l'esattezza delle citazioni (ma questa la capisco solo io).
Etichette: Contatto umano, Scent of loneliness
28.8.07
Sans mots (8)


Anche questo tempo volge al termine. La distanza è necessaria, per capire. Un amico, giù, ha usato la metafora del 'filtro'. Quel che rimane, la posa, è rarefatto - ma ha sostanza. Sul braccio ho un'ustione da ferro da stiro, vecchia di un anno: la macchia c'è ancora, ma piano sbiadisce. Quelle storiche ormai sono andate. Attenderò che piano scolori, la nuova. E intanto la giostra continua.
APDEIT del 29.8: Dato che amo le circolarità, le autoreferenze, le reti di immagini lanciate che tornano. Dal mio gemello (e poi non si dica che non me lo sia scelto bene, lo specchio gemino in questa blogosfera di rifrazioni) trovo una 'lettura' che non disapprovo, il rimando a una poesia di Walcott "in cui dice che le cose non esplodono, ma vengono meno, svaniscono come la spuma esala nella sabbia". Metafora dell'estate di Mauro, che abbraccia i ricordi di gemello, e un riflesso che è uomo. La metafora di questa donna è la cicatrice che ho sulla mano, bruciatura da forno d'inverno, che è esplosa e POI pian piano vien meno. Metafora di una donna che va nella vita distratta e pure intenta giocare col fuoco. Smettere, deve, deve proprio (applaude all'intento un piezoelettrico nel pericardio).
24.8.07
Sans mots (7)


Ecatina scorazza in bici sul Neckar come nei suoi primi anni a Colonia si esplorava il Reno. Qui è tutto più provincia, le sirene di ambulanze fan fermare la gente per strada e increduli attoniti osservare le scene. Sulla distesa di prato lungo il fiume ciacolano anatre canadesi, migrano famiglie di arabe con chador e bambini, corrono jogger da dopolavoro, giocano una palla risibile gruppi di adulti. Sulla sua mountain bike formato bambina tedesca la sottoscritta traballa, nell'osservare la gente, annusare quell'erba tagliata il cui odore è Germania, per lei, arrancare le salitelle che la conducono alla Gästehaus e godersi il tramonto sul fiume. Il vento che era di onde fino a qualche giorno fa ora è di valle. Per qualche giorno ancora. Da inspirare a pieni polmoni, al ritorno ci vorrà un mare di ossigeno per navigare.
Etichette: Città vivibili, Free Climbing
21.8.07
Sans mots (6)










