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La rete ha qualcosa di magico. Connette, contamina, diffonde. Confonde. Questo è un nodo fra tanti, per aggiungere magia a magia.


31.5.07


Gli è che ...



... dalla Albi ci si sta divertendo da morire (non inserisco il permalink, ché altrimenti non si vedono i commenti).

Poi sparisco, noi blogger del sud abbiamo la settimana corta.

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15.3.07


Del donare e altri fantasmi



Un discorso che è un puzzle. A intrecciare vicende e pensieri, sguardi casuali e banali sull'oggi e cosmogonie filosofiche. Forse giochi a fare l'oscuro, forse, più facilmente, la complessità del reale e il groviglio del nostro 'Dasein' le esprimi a parole. Lo ignori, ma mi lanci in un passato non più prossimo, non ancora remoto. Devo andarmi a guardare le pagine di Josef Pieper, Sull'amore, quell'amore-gratitudine, che gioisce dell'esistenza dell'oggetto, quale che esso sia ("è bello, è bene che tu sia al mondo"). Il volumetto porta la dedica (e la data, era la primavera 2000): "tanto esistenzialista da piacer molto a me, e tanto pieno di sapienza umana e chiarezza linguistica" da avvolgere anche me. Avevo perso le parole di lui, le avevo elise - ora so, so di nuovo, quanto mi valse il sentire il suo 'Gutheißen'. Avevo dovuto obliterare per superare. Alluvione d'immagini, è per questo che ti dico che ora amo con la testa. Tanto da perder quasi di vista quel che ti avevo promesso, l'elaborazione della diversità (o della similitudine) fra un complimento e un dono. Ma tu mi hai donato ricordi, e io ti ricambio con queste righe. Prendilo come un complimento.

Ho a che fare con filosofi da quando ero ragazza, ne ho anche già scritto. Avevo dimenticato però le discussioni di ore e di giorni con 'lui' (che di filosofo aveva il pensiero cristiano, nomen omen).

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22.1.07


Just a room. Part three



Risuonano antichi i tuoi passi. Ricammino il percorso e cerco un suono nuovo. (Ma viene solo ovatta, non v'è nulla di mio - ancora.) Trevelyan ti ridisvela la condizione di allora, quella di emarginate, sempre sacrificate al bene di un uomo, esangui, battute. La nostra voce era legata al privilegio, risuonavamo solo se in alto. Ora non più, mi pare, in un oggi così dibattuto di 'discriminazione inversa', dove le differenze sono via via elise, chi ci vede a piranhas. Son crollate torri jenga da risistemare in modo altro. Assorbo i tuoi disagi, me ne approprio. Eppure son distante. Oggi, in quest'ora, senza dilatazioni. Alla ricerca di un nuovo compromesso, uno mio, che riplasmi scrittura e vita, le faccia femmine ubicumque. Ché la liberazione di adesso ha adottato l'argot degli uomini. La mia scrittura è mia e non è mia, non è quella di Else, non ha dinastie materne. Vorrei smettere di celare le mie curve.

Vado avanti, con la Woolf e A room of one's own. Ma ne prendo sempre più le distanze. E me ne dolgo. Non è un Diskurs antifemminista, questo mio percorso, tutt'altro. Ho sempre più forte però il dubbio che esasperare i toni, nella vita come nella scrittura, non ci porti più in là. Forse meglio il silenzio, ma siamo condannati a non poter tacere.

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12.1.07


Just a room. Part two



Realmente vorresti distillare, dal tuo vagabondare, “il puro fluido, l’olio essenziale della verità”? Non è così, e lo sai: la ricerca, la tua, la mia, la nostra, è materiata di domande – con le risposte in ruolo secondario, a trampolino per nuovi dubbi, nuove investigazioni, nuove stanze. Nel farlo giochi con la storia e gli uomini, con la statistica e la bibliografia. E io che ti credevo lontana dal reale, a cercar rifugio nelle stanze della ‘tua’ letteratura, trovo uno sguardo penetrante, puntuato da durezze e sofferenza. Mi colpisce l’errar per biblioteche, così tanto tuo come mio. La mia, mi dico, l'han costruita le mie mani e la mia testa, un luogo pubblico che ho voluto io, più di quel che abbia voluto un figlio (è storia). Quanto è cambiato, da allora, tu che stupivi fossimo, forse, “the most discussed animal in the universe”. Se è possibile distillare un messaggio, da questo tuo vagare, da questo mio vagare, è invero l’incitazione a scrivere (che è incitazione ad 'essere'): di sé, della realtà e gli universi onirici, di struggimenti e ansie, parole che sublimano. Chiaro: di questa malattia l’unica cura è il male stesso. E leggerlo non consola, non ora, non oggi quantomeno.

Il secondo capitolo del volumetto della Woolf, Una stanza tutta per sé parla di libri e donne, libri scritti da uomini che hanno a protagoniste donne (con gustose prese in giro dal Dr. Freud, a Napoleone a Pope). Forse è vero che quando una donna scrive ha uno sguardo, spesso, più ampio, meno 'centrato', meno affetto da presupposti. Ma forse anche no.

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27.10.06


EcaScoperte



E girelli per scaffali e non riesci a trattenerti. La mano prende annusa preda rilascia depreda s'appropria. Proprio di chi non crede alle coincidenze. Ora è tuo e ne centellini le pagine, un nuovo giallo, di quelli 'nazionalfilosofici' (sullo stile di Aristotele detective). Critica della ragion criminale col buon Immanuel nel ruolo di sé stesso narra di un manoscritto maledetto e di omicidi a catena. "Esaminando i fatti fisici e setacciando le circostanze, possiamo trarre delle conclusioni ragionevoli su come e quando è stato commesso il delitto. Questi dati ci possono aiutare a loro volta a capire come è stato compiuto e cosa è stato usato per metterlo in atto". Nullo Holmes sine Kant, insomma (e a quel che vedo non son la sola che lo apprezza: ah, gli amici ritrovati ...).

Il tutto condito dalla strepitosa voce di Ayo. Joyful.

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