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La rete ha qualcosa di magico. Connette, contamina, diffonde. Confonde. Questo è un nodo fra tanti, per aggiungere magia a magia.


11.4.07


Dell'anaciclosi del ricordo



La nostalgia s'irradia nell'anima come nebbia che discolori il reale. Ché il leggere e rileggere, il tuo e l'altrui, a volte ha in sé l'inganno della comprensione. E il riapparire della voce fa riandare alle parole. Ma quel troll ludolinguista che chattava nei commenti non c'è più. Sai bene che i giorni dan forma alle cose, ch'era destino mutasse nel tempo quell'apripista d'amicizia. A volte pensi sia dipeso da te, lo svanire di quella forma. Stupisci anche di rimpiangerla. Ora però lo sai. Era, nei fatti, solo cominciamento. Le parole dell'oggi son così dense che ti domandi come portarne il peso. La leva ha nome reciprocità. Se giocassi quei verbi perderebbero purezza. Nel tras-formarsi delle frasi cresce rispetto e affetto. Che il blog porti con sé questo miracolo la bambola parlante mai l'avrebbe detto ...

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28.2.07


Videmus nunc per speculum ...



Sai? Sono in giorni come questi, in cui il dialogo trascorre fra materialismo dialettico, visione laica e approccio 'cristiano' all'esistenza, in cui ricevi lettere (sì, grafie, emozioni su carta) che dipanano dubbi, quelli in cui ti aggrappi a quel coltivato, ingenuo candore, di cui qualcuno, come te, sa bene, sono in giorni così che recuperi parole (dettate su tutt'altro piano) che ti aiutano a perseverare.

Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna. E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla. E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova. La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell'ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. ... Quand'ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma, divenuto uomo, ciò che era da bambino l'ho abbandonato. Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo a faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch'io sono conosciuto.

Non vi sarebbe bisogno di riferimento. Ma è il mio 'mal de vivre'. San Paolo, Prima lettera ai Corinzi. Per proseguire.

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17.2.07


Ricamminando



Ogni viaggio è stupore, oramai. Ti trovi a parlare dei luoghi, ma sai che sempre più vorresti parlare delle persone con cui li hai condivisi, delle emozioni che son trascorse, di quel che hai letto negli occhi dell'altro. Tu e lui avete vissuto la passeggiata al lago con ironia ed entusiamo, lui sull'onda del ricordo, tu con gli occhi da bimba per cui tutto nuovo (ma vicino, all'altro ramo che conosci meglio, alla Como d'estate e d'autunno, a Ginevra, ormai in nebbie un po' oniriche). Hai goduto della fiducia nell'affidarti il volante, della novità delle strade, delle anatre a frotte miste a gabbiani, del Resegone invisibile e della Grigna nitida. Lui forse un filino di meno a vedersi sempre in corsia di sorpasso, a vederti assetata di nuovo e in velocità inconsueta, a scombinargli un po' l'esistenza tranquilla e organizzata. Vorresti ritrarre l'allegria, le imprecazioni napoletane e meneghine, i passi di 'tammorra' accennati. Ma sai del tuo limite: il colorare di sentimentalismo il gioco, l'intensità del vissuto. Non ti resta che scolpirtelo dentro, e ammantare di sorriso il resto. Visto, si stampi.

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2.12.06


Alice al di là dello schermo



Ti si palesa nonostante. Il tuo grattare in automatico, il lavorìo di sinapsi volto a ravvisare una ragione. Non in-sé, ma per-te. La frequente afasia dinanzi a lavagna piatta(forma), il navigare in un lattice come film di Crialese*, labbra che si piegano a non scoprire i denti, l'assenza di lui (che a Frisco era dolente presenza) che chiede vendetta in sogno (e ti allontano, ti denuncio atetèsi, persisti vivo solo al limitare del dormiveglia). Erkenntnis - nonostante. Pallida madre, sei, surrogato di madre - barlumi ti schiarano l'anima, è futuro, nonostante.

Anche tu sei collina
e sentiero di sassi
e gioco nei canneti,
e conosci la vigna
che di notte tace.
Tu non dici parole.

C'è una terra che tace
e non è terra tua.
C'è un silenzio che dura
sulle piante e sui colli.
Ci son acque e campagne.
Sei un chiuso silenzio
che non cede, sei labbra
e occhi bui. Sei la vigna.

E' una terra che attende
e non dice parola.
Sono passati giorni
sotto cieli ardenti.
Tu hai giocato alle nubi.
E' una terra cattiva -
la tua fronte lo sa.
Anche questo è la vigna.

Ritroverai le nubi
e il canneto, e le voci
come un'ombra di luna.
Ritroverai parole
oltre la vita breve
e notturna dei giochi,
oltre l'infanzia accesa.
Sarà dolce tacere.
Sei la terra e la vigna.
Un acceso silenzio
brucerà la campagna
come i falò la sera.


(Cesare Pavese)

* Rinvio a una vecchia discussione svoltasi con Sua Saltità.

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