La rete ha qualcosa di magico. Connette, contamina, diffonde. Confonde. Questo è un nodo fra tanti, per aggiungere magia a magia.
22.5.08
Absens praesens


Del trovare parole. Anche quando dentro e fuori è il caos. Col rimorso dell'assenza, col terrore della presenza. Scrivevi tempo fa che è l' 'esserci', il segreto. Il Caos calmo di Veronesi te ne aveva lasciato identica impressione. Ma la parte di Piero Paladini non la reggi. Per gestirla devi creare, dentro e fuori, il caos dell'assenza. E lo scompiglio del ritorno. Sparigliare, rimescolare, tornare sull'acceleratore. Con lo stupore dell'accoglienza - o del rifiuto.
E' un riproporsi 'in sordina', questo. Senza sapere se avrà continuità, se ve ne sarà volontà, se l'amore sparpagliato possa tornare, reso, in altra forma. Ma non ha senso, non rischiare.
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31.5.07
Delle singolari affinità




Come quando realizzi che uno dei tuoi idoli, il Johnny più sexy della cinesfera, per il suo ruolo nei Pirati dei Caraibi si è ispirato a Pepè la Puzzola ...
E se vedeste Ecatina, esibirsi nella camminata alla Jack Sparrow!
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8.2.07
Alluvione di memoria


Era un invito a cena. Lui viveva due piani più su, in quell'edificio di bilocali yuppie di Sachsenhausen. Non molto più alto di te, tarchiato, biondo, ma di un biondo diverso da quello di Anton. Più sul rosso, forse, con qualche incipiente filo di grigio. E muscoli ben sviluppati, difficile crederlo animale da scrivania. Anton ai fornelli, e Matthias ti aveva avvolto nella conversazione. Raccontava di sé, del lavoro, dei posti dove aveva vissuto. Ti chiedeva di te, di come avresti passato l'estate, raccontavi delle traduzioni che avevi con te, dell'invasione della scrivania di lui, delle gite in bici che avevi fatto da sola (Anton al lavoro) sul Meno. Lui bici da corsa, ovviamente, e tenute da vero ciclista. Quello che t'inchiodava, quella sera, era l'energia vitale emanante da lui. Lo sguardo che non mollava il tuo, fino a farti sentire liquida, e debole. Non capivi come Anton non percepisse nulla, lui di solito così possessivo. Come duro da districarsi fosse il tuo - non il suo - desiderio. Quando vi lasciò ti convincesti di aver sognato tutto. L'invito a una gita in bici con lui, il giorno dopo, ti avrebbe lasciato ricredere.
Da una (una?) suggestione di Mauro. Di Matthias, ovviamente, si son perse le tracce ...
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4.2.07
Schon wieder da


Si vestono di luce altra, le cose, al tuo partire. Ma a turbarti è la leggera foschia che le avvolge, al rientro. Una memoria di te più lucida - e viva - al risuonar di passi su selciati antichi, a disorientarti in percorsi nuovi e ostinata ricerca di sé. A ricevere aiuto solo quando non lo chiedi (non lo chiedo?). E ogni viaggio (almeno ogni ritorno al tuo dove di allora) è riprendere il filo di luoghi della memoria, è ritrovar sorprese e sbalordire. Le finestre di Chagall, che credevi a Strasburgo, le avevi viste a Santo Stefano in Mainz. Una voce che credevi sopita da anni, una donna-ragazza che stupiva alla meraviglia delle cose, a tornarti inattesa quasi via medium, riportare a galla una quasi fanciulla da ingenuità quasi vergini. Ha la veste del sogno questo viaggio nuovo e già vecchio. Pure la chiarità della luce di casa ancora ha da tornarti dentro, il magone, oggi, è da rientro.
* Tanto non dura, passa presto, pazientate. Però oggi non mi cercate.
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4.1.07
Fantasticherie in fuga


Capita. Di seguire un consiglio di lettura e trovarsi sbalzati in un mondo femminile così distante dal tuo e in pari così attonitamente vicino. Alice Munro, In fuga, contempla otto racconti brevi, otto storie di donne 'in movimento'. Che si fugga da qualcosa (vuoi un reale che ti sta stretto, vuoi un rapporto che non sei più in grado di condividere, vuoi una solitudine che ti è disumano reggere) è condizione, credo, in cui ciascuna di noi è incappata, nel corso dell'esistenza. La fuga intellettuale è forse la più appagante, offre il più comodo dei rifugi, culla e accudisce. Non a caso le donne di Munro sono lettrici, o in grado (come Robin) di cullarsi per vent'anni in un ricordo, in una fantasticheria. Non a caso il contorno delle vicende è fatto di viaggi in treno (nell'immenso Canada, in grado di protrarsi per giorni), e di patologie psichiche. Non a caso le fughe sono fughe 'dall'amore', più che 'nell'amore'. Ha ragione, Clelia: si tratta di letture su cui tornare e ritornare, di universi femminili in grado di aprirci meglio il nostro.
E' da più giorni che rifletto sulle "stanze protette". La famiglia ne è una per antonomasia. La rete - me ne faccio vieppiù 'pirsuasa' - ne contiene solo l'illusione. La lettura, di queste 'stanze protette', è (forse non la più sensata ma) fra quelle che ti regalano le scoperte più incredibili.
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23.11.06
Destrutturazioni e deliramenta


Al limitare del sogno ritrovi i segnali smarriti. Le assenze che t'inquietano, i timori dell'abbandono, l'affannata ricerca di appigli e di ascolti. Trovi la forza di appuntarti i pensieri, che non si dissolvano nei fumi dell'alba. A palpebre schiuse inspiri ed espiri, provi a divenire il modello che vorranno vederti fornire. E torni al mitico Jacques, ti spiega che pensi nel condannarti ad uscire da te:
... da dove viene questa frustrazione? ... Una risposta, anche e soprattutto se approvatrice, alla parola vuota, dimostra spesso nei suoi effetti di essere ben più frustrante del silenzio. Non si tratta piuttosto di una frustrazione che sarebbe inerente al discorso stesso del soggetto? Il soggetto non vi si impegna forse in uno spossessamento sempre maggiore di quel certo suo essere di cui, a forza di pitture sincere che ne lasciano l'idea non meno incoerente, di rettificazioni che non riescono a isolarne l'essenza, di puntelli e di difese che non impediscono alla sua statua di vacillare, di strette narcisistiche che si estenuano ad animarla del loro soffio, finisce per riconoscere che questo essere non è mai stato altro che la sua opera nell'immaginario e che quest'opera delude in lui ogni certezza. Giacché in questo lavoro ch'egli fa di ricostruirla per un altro, ritrova l'alienazione fondamentale che gliel'ha fatta costruire come un'altra, e che l'ha sempre destinata ad essergli sottratta da un altro.
Anche questo spazio è frustrazione, eppure è indispensabile. La narrazione del sé, in qualche modo, contribuisce alla costruzione del sé - per alcuni almeno.
*** ADDENDA ET EMENDANDA. *** E soprattutto è bello vedere che, nonostante fra le righe, sia trapelato un mio malessere. Ho letto la preoccupazione nei commenti, e nelle vostre e-mail. Sto bene, è tutto a posto. La tempesta è passata. Ecatina riprende a navigare.
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18.10.06
On recommence


Stavolta è durata poco ... Ma guai a chi mi fa salire il sangue agli occhi, in questo periodo.
Vivo a 5200 giri sono affogata in urgenze di lavoro e personali nevrotizzata e persa - voglio tornare in California ...
.Etichette: Fughe dalla realtà, Matteo, Saltino, San Francisco, Scent of silence





